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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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Categorie Marxiste, 
la Crisi del Capitale e 
la Costituzione delle 
Soggettività Sociali oggi. 


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E.C.N. Milano 
Centro Sociale Leoncavallo 



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HARRY CLEAVER 

Categorie marxiste, ia crisi dei capitale e la costituzione di soggettività sociali oggi 


Pag. 1 

Sommario 

2 

Globalità e particolarità 

4 

L'Autonomia dei Nuovi Soggetti Sociali 

7 

1 Grundrisse e le ambiguità' relative al ruolo del lavoro 

9 

Concezioni e Politica di Autonomia 

10 

Teorie Del Lavoro, Marxista E Femminista 


11 


alcune Note 



ecn milano 


HARRY CLEAVER 
Marxist Categories, thè Crisis of Capital and 
thè Constitution of Social Subjectivity Today, 
paper dell'Università del Texas, Austin, 1992 


Sommario 


Questo contributo fa tre cose 

Primo, discute ia crisi delia teoria marxista posta 
della crisi del capitalismo e sostiene sia che la 
teoria marxista si è evoluta in nuove direzioni utili, 
sia che essa rimane essenziale nella lotta contro 
il dominio e per ia liberazione. Non solo essa ab- 
braccia ia globalità del problema e fornisce i 
mezzi per comprendere cesure e connessioni 
importanti che spiegano le nostre debolezze e le 
nostre forze, fornerndo anche un'analisi marxista 
dell'emergenza e dell'autonomia di nuovi soggetti 
sociali, che apparentemente si collocano oltre 
l'ambito della teoria marxista. 

Secondo, ii contributo esamina un aspetto teorico 
degli sviluppi più recenti e innovativi del marxi- 
smo: la teoria del nuovo carattere del lavoro col- 
lettivo basata su una rilettura dei Grundrisse. Si 
tenta di identificare le contraddizioni e le ambi- 
guità nella presentazione della teoria e di trarre 
degli argomenti contro la generalizzazione di tale 
teoria a tutta l'attività umana. 

Terzo, il contributo ipotizza che lo sviluppo delle 
categorie marxiane può procedere nella maniera 
più proficua solo tenendo conto dell'autonomo 
sviluppo di idee all'interno delle lotte del soggetti 
sociali emergenti. Inoltre, la teoria dell'autonomia 
molecolare implica una politica di alleanza che 
richiede un minimo di mutua comprensione per 
permettere la complementarietà politica. Come 
esempio del genere di valutazione che dobbiamo 
fare, l'ultima parte del contributo esamina un ten- 
tativo femminista di costruire un'alternativa teorica 
alla teoria marxista del lavoro mirante a scoprire ii 
terreno comune, ma anche a identificare le diffe- 
renze. 


La sfida intellettuale posta alla teoria marxista 
dalla recente evoluzione del pensiero critico so- 
ciale, cioè la proliferazione del post-modernismo 
e del post-marxismo, è un momento ideologico di 
una più profonda sfida storica posta dalla crisi del 
capitalismo (che comprende la crisi del movi- 
mento operaio tradizionale e del socialismo) e 
dalla conseguente formazione di nuove soggetti- 
vità sociali che non solo minacciano il dominio del 
capitale, ma disegnano nuovi progetti alternativi 
di costituzione sociale. 

Retrospettivamente, ogni crisi storica del capitale, 
determinata dalla ricomposizione politica della 
classe operaia, ha comportato una crisi della teo- 
ria marxista, nel senso che ha implicato trasfor- 
mazioni nella organizzazione qualitativa del rap- 
porto di capitale, e di conseguenza ha indotto la 
necessità di ripensare l'ambito e ridefinire il con- 
tenuto delle categorie marxiste, in maniera tale 
che la loro interpretazione restasse adeguata alla 
comprensione del mutamento nelle dinamiche 
dell'avversario e alla elaborazione di una strategia 
della classe operaia. 

Ma prima di tali processi dialettici di adattamento 
teorico costruiti ex post - dentro la crisi la reale 
possibilità del confronto con tutte le sue spacca- 
ture e con la possibilità di un mutamento sociale - 
a fronte non di un radicale antagonismo dei la- 
voratori, ma del contenuto positivo della loro 
soggettività e cioè della materialità del cammino 
da loro intrapreso nella rifondazione della società, 
la teoria marxista ha sempre fatto fronte alle sue 
verifiche e ai suoi limiti. Il rifiuto della generaliz- 
zazione astratta dell'analisi marxiana della dialet- 
tica del capitale dentro una cosmologia 
(materialismo dialettico), dalla replica di Marx a 
Mikhailovski (1) alla contemporanea elaborazione 
di una esplicita teoria marxista antidialettica della 
classe operaia (2), sta a significare che la tra- 


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HARRY CLEAVER 


scendenza sociale del capitale coinvolge anche 
una trascendenza del marxismo. Ciò non deve 
significare che lo studio di Marx perda di inte- 
resse, meno di altri pensatori dello sviluppo della 
soggettività umana, ma piuttosto che ci do- 
vremmo aspettare nuove formulazioni concettuali 
più appropriate all'emergere di rapporti sociali 
post-capitalistici. 

Inoltre, se il comuniSmo non è uno stato futuro 
oltre il capitale, ma un processo in atto di auto- 
valorizzazione dei lavoratori, allora staremmo 
cercando tali nuovi modi di pensare e di 
'teorizzare' il presente. Allo stesso tempo, è ovvio, 
come dimostra la storia delle lotte passate, pos- 
siamo anche trovare che tentativi di rinnovamento 
siano recuperati aH'interno della dialettica capita- 
listica, fallendo perciò nella loro autonomia. 
Abbiamo quindi un programma di ricerca che 
coinvolge due progetti tra loro intrecciati: 1) con- 
tinuare neH'adattamento della teoria marxista per 
capire i mutamenti del nostro comune nemico e 
trovare la via migliore per combatterlo, e 2) cer- 
care e valutare criticamente nuove categorie al- 
ternative di analisi. Il primo progetto richiede lo 
studio dell'attuale contenuto della lotta di classe e 
un aggiornamento delle nostre attuali interpreta- 
zioni della teoria marxista. Il secondo progetto 
richiede l'analisi del potere costituente (e dei suoi 
limiti) di processi emergenti di autovalorizzazione. 
Questi progetti, ovviamente, non sono compieta- 
mente separati, perchè capire la crisi degli sforzi 
di dominio capitalistici richiede che si capiscano 
gli sforzi di liberazione della classe operaia che 
con essi si scontra, e quest'ultimo a sua volta 
comporta non solo la resistenza al dominio, ma 
anche la creazione in positivo di modi di esi- 
stenza alternativi, A sua volta il potere del capi- 
tale disegna e vincola sia la resistenza che 
l'autovalorizzazione. 

Una cosa è certa: a dispetto delle obiezioni post- 
moderne agli scenari globali, la semplice autodi- 
fesa richiede che per ogni teoria sociale critica 
utilizzabile nella lotta per la liberazione, si debba 
riconoscere e capire non solo le differenti forme di 
dominio, ma il carattere totalizzante mondiale 
della forma capitalistica. Gli sviluppi contempo- 
ranei della teoria marxista devono fornire una 
metodologia che colga questa totalità senza ridu- 
zionismo, pur tenendo conto delle complesse 
particolarità che resistono alla totalizzazione. 


Globalità e particolarità 


La globalità dei rapporti di classe non è mai stata 
più chiara di oggi, sulla scia del crollo del socia- 
lismo nell'Europa dell'est e in Unione sovietica. 
Non dobbiamo più lottare contro le mistificazioni 
del socialismo e della guerra fredda per ragionare 
sul carattere dell'accumulazione capitalistica 
nell'Europa Centrale. L'attuale capitalismo globale 
diffuso dal Fondo Monetario Internazionale sta 
trasformando le strutture istituzionali dei paesi 
ex-socialisti in varianti delle familiari tipologie oc- 
cidentali. Al tempo stesso - e alle radici sia del 
collasso, sia degli attuali tentativi di trasforma- 
zione - le analogie tra le lotte delie classi operaie 
dell'Europa Centrale e quelle dell'occidente di- 
ventano sempre più ovvie. Adesso lo vediamo più 
chiaramente e ne riconosciamo i parallelismi, non 
solo perchè la loro struttura istituzionale ci diventa 
più familiare, ma perchè con la caduta delle bar- 
riere tradizionali di comunicazione Est - Ovest, le 
loro lotte si congiungono alle nostre. Serbatoi fino 
ad ora a mala pena visibili di resistenza e di au- 
tovalorizzazione, le lotte al centro e all'est si le- 
gano con i loro corrispettivi occidentali attraverso 
incontri faccia a faccia (per esempio gli attivisti 
ambientalisti) oppure attraverso networks auto- 
nomi di computer (ad esempio GlasNet, 
PeaceNet ecc.), le aggregazioni di lotta entrano In 
risonanza e nuyove direzioni comuni vengono 
elaborate. Così, per ironia della sorte, proprio 
quando le Ideologie del post-modernismo hanno 
strombazzato la radicale incomparabilità dei con- 
flitti sociali contemporanei e hanno degradato 
l'analisi marxista di classe e la lotta di classe allo 
stato di un'iniziativa come tante altre, lo sviluppo 
di questi autentici conflitti sociali -Est e Ovest- ha 
prodotto una tale innegabile unificazione delle 
istituzioni del potere capitalistico che indipen- 
dentemente da quanto autonomi siano i conflitti 
sociali, l'onnipresente minaccia di repressione 
capitalistica deve spingere al riconoscimento di 
un comune nemico e alla necessità di continuare 
un'analisi marxista. Forse, scusandoci con Marx, 
questo carattere della crisi "farà risonare il pri- 
mato della classe dentro le teste dei baroncini 
rampanti del post-modernismo". 

Riguardo alle peculiarità delle lotte che fanno 
fronte a questo nemico globale, la teoria marxista 
ha da lungo tempo abbandonato il semplice ridu- 
zionismo di quell'ortodossia che solitamente i post 
moderni prediligono come loro bersaglio retorico. 
Al posto di una concezione ristretta della centra- 
lità del proletariato industriale, abbiamo avuto già 


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Categorie marxiste, ia crisi dei capitale e la costituzione di soggettività sociali oggi 


da parecchi decenni una complessa teoria della 
composizione di classe esplicitamente designata 
a cogliere, senza riduzione alcuna, le divisioni e i 
rapporti di potere all'interno e tra le diverse po- 
polazioni su cui il capitale cerca di mantenere il 
suo dominio del lavoro. L'utilizzo di questo ap- 
proccio ha prodotto delle analisi di quella com- 
plessità che ha rivalutato sia l'autonomia, sia le 
interazioni tra le varie lotte settoriali. Mai un tale 
apprezzamento si è rivelato più necessario che 
nell'attuale situazione mondiale, in cui l'inevitabile 
sviluppo della diversità è stato centrale sia per 
ladebolezza che per la forza delle nostre lotte. 

Per quanto riguarda il lato negativo, quello della 
nostra debolezza, bisogna superare il fatto che le 
sconfitte che abbiamo subito nei due decenni 
passati di crisi sono state in larga parte dovute 
alla nostra incapacità di evitare di essere divisi e 
conquistati. 

A livello complessivo, l'abilità del capitale a im- 
porre la fame regionalizzata, le malattie e le ca- 
restie negli anni Settanta e negli anni Ottanta 
(soprattutto le carestie deH'Afhca), la sua abilità di 
imporre austerità regionale e politiche di repres- 
sione poliziesca (Messico, Brasile, Mozambico, la 
rust belt americana, i ghetti di Washington e di 
Los Angeles), la sua abilità di imporre guerre e 
devastazioni (Panama, il Golfo Persico), il suc- 
cesso di questi contrattacchi terribilmente distrut- 
tivi è dipeso dalla capacità di impedire la mobili- 
tazione di un sostegno esterno attraverso 
l'isolamento delle popolazioni prese di mira, e 
innanzi tutto attraverso la manipolazione o il 
blocco dei circuiti di comunicazione (3). 
Localmente si sono avuti contrattacchi paralleli 
contro settori particolari, specialmente contro 
quelli le cui richieste e le cui lotte tagliavano tra- 
sversalmente numerosi altri conflitti (il movimento 
delle donne, i movimenti delle "minoranze", 
l'automobilitazione dell'Immigrazione): contro di 
essi si è operato alimentando le ideologie al ve- 
triolo della divisione umana, del sessismo, del 
razzismo, dello sciovinismo etnico (4). L'obiettivo 
di tali attacchi ideologici è mirato a mobilitare un 
supporto per attacchi giuridici e legislativi sui diritti 
delle donne, sui diritti razziali, ma anche per i tagli 
delle spese sociali e per le guerre di droga, intese 
come sempre a ghettizzare le popolazioni delle 
minoranze o a reprimere in maniera palese e uf- 
ficiale la circolazione dell'autonomia migrante. Un 
siffatto stato ufficiale di violenza, naturalmente, ha 
sanzionato un'espansione della violenza privata, 
accelerando l'incidenza delle rapine, degli assalti 


ai gay e degli attacchi skinhead alle minoranze e 
agli immigrati. 

Per quanto riguarda il lato positivo, quello della 
nostra forza, il nostro successo è da attribuirsi, in 
larga parte, all'incapacità del capitale di distrug- 
gere 0 controllare le connessioni esistenti o di 
prevenire l'ulteriore formazione di legami tra quelli 
di noi che sono impegnati sia nel perseguire 
obiettivi autonomi, sia nella destrutturazione dei 
meccanismi del comando capitalistico. Per co- 
minciare, l'analisi della composizione di classe dei 
tardi anni Sessanta e dei primi anni Settanta, 
basata sullo studio delpotere di ricomposizione 
politica della classe, ha dimostrato come la crisi 
del capitale, che è al centro della violenza della 
sua reazione, è stata fatta precipitare da un ciclo 
di varie lotte, tra loro connesse, (incluse quelle 
dei contadini, studenti, donne, operai 
dell'Industria, statali ecc.) che hanno riuscirono a 
infrangere le strutture del potere capitalistico 
globale del secondo dopoguerra. Il lavoro di ana- 
lisi successivo sui fallimenti delle controffensive 
capitalistiche hanno permesso di capire le tra- 
sformazione attraverso cui siamo stati capaci di 
resistere all'assalto capitalistico e continuiamo a 
costruire la nostra propria autonomia. 

A livello internazionale, la forza del popolo nica- 
raguense 0 deirintifada palestinese di imporree 
difendere i loro programmi è dipeso, ovviamente, 
dalle reti internazionali di rapporti che ha impedito 
al governo americano e a quello di Israele di 
portare avanti la loro propensione per la repres- 
sione militare. La diffusione estremamente rapida 
dell'informazione attraverso tali reti che si sono 
evolute da stampanti di notizie a cyberspazio, è 
stata essenziale alla mobilitazione 
dell'opposizione di massa per il disimpegno delle 
truppe americane contro i Sandinisti (e perciò il 
ricorso ai contras e il blocco economico) e contro 
la brutalità della repressione israeliana sulle lotte 
palestinesi. In maniera analoga la mobilitazione 
incredibilmente rapida di un movimento contro 
l'eventualità di una Guerra nel Golfo che è nato 
nell' autunno del '90 - nonostante il suo fallimento 
nel prevenire la guerra - si era basato sulla ca- 
pacità di quanti si opponevano all'escalation mili- 
tare, di utilizzare un sistema globale di comuni- 
cazione informatica (soprattutto il PeaceNet) per 
diffondere controinformazione, usata poi per le 
organizzazioni locali. Su scala minore, ma in ma- 
niera molto più persistente, la capacità del movi- 
mento di liberazione del Sudafrica a rompere 
l'isolamento e a mobilitare un movimento antiraz- 


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zista mondiale contro l'apartheid (imponendo 
boicottaggi e disinvestimenti) è stata fondamen- 
tale nel forzare tutti quei cambiamenti recenti che 
hanno dilatato le possibilità di lotta. Forse in ma- 
niera ancor più rilevante, la circolazione istanta- 
nea delle immagini di rivolta da paese a paese, 
ha giocato un ruolo fondamentale nella fulminea 
diffusione deile rivoluzioni politiche contro lo sta- 
linismo nell'Europa centrale. 

A livello locale tali legami sono stati moltiplicati in 
migliaia di risvolti e spiegano sia il potere di resi- 
stenza, sia il potere di costituire conflitti sociali da 
una zona all'altra. La resistenza delle donne 
americane al riflusso e all'attacco contro i loro 
progressi sulla strada della liberazione e 
deli'autonomia, la resistenza all'attacco alla istitu- 
zioni di sicurezza sociale e sanitaria, la resistenza 
della comunità gay al tentativo di trascurare 
['epidemie di AIDS, quella di genitori, studenti e 
poveri alle riduzioni dei buoni mensa e dei pro- 
grammi di assistenza scolastica, sono tutti esempi 
di lotte che collegano strati di popolazione cultu- 
ralmente e geograficamente separati in movimenti 
in grado di ostacolare il programma sociale 
messo a punto da Reagan negli anni Ottanta. Tali 
movimenti talvolta hanno costretto il reaganismo 
ad abbandonare i suoi sforzi, tal'altra sono stati 
costretti alla difensiva nei confronti di iniziative 
private o locali (es. l'attacco al diritto all'aborto, 
legislazioni statali, media che ridicolizzano il 
femminismo, esposti contro le truffe di welfare e 
delitti di strada nei ghetti) oppure hanno costretto 
le istituzioni a fare ulteriori concessioni contro la 
loro volontà (es. più soldi per la ricerca sull'AIDS, 
più soldi per i buoni pasto) (6). 

La persistenza di lotte attive proiettate nel futuro 
(oltre la mera resistenza al contrattacco) tra tali 
gruppi, può essere vista nella spinta continua 
delle donne, dei gays e delle minoranze razziali 
ad estendere gli spazi e le opportunità di autova- 
lorizzazione in settori come quello dell'educazione 
dove, come studenti e professori, hanno imposto 
la creazione di corsi e di ampi programmi di stu- 
dio intesi a procurare spazio e tempo per 
l'elaborazione di nuovi generi di autoconoscenza 
e di progetti autonomi, che vanno 
dall'esplorazione della storia nascosta delle 
donne e della diversità sessuale, fino agli studi 
suH'Afrocentrismo. E' la forza di queste lotte, la 
pervasività della critica alla società contempora- 
nea che esse hanno prodotto, unitamente al loro 
successo nel far avanzare i loro programmi au- 
tonomi che ha provocato la recente rabbia ideo- 


logica reazionaria dei bianchi contro la "politicai 
correctness", la diversità e il multiculturalismo. 


L'Autonomia dei Nuovi Soggetti Sociaii 


Ciò che la teoria marxista della composizione di 
classe suggerisce - al di là del modo in cui la 
trama delle forze e delle debolezze è basata sulla 
capacità o incapacità di superare le divisioni a 
fronte del comune nemico - è il modo in cui que- 
sta trama è materialmente radicata nella natura 
dei rapporti di classe, come si sono evoluti attra- 
verso queste lotte. 

Tra le indicazioni più interessanti emerge che 
l'attuale carattere della lotta di classe e del movi- 
mento che si colloca oltre ad essa, può essere 
meglio compreso se si considera il modo in cui la 
costituzione della classe operaia è diventata 
progressivamente autonoma dal capitale. 

Il grado e la qualità di questa autonomia - si 
suppone - non solo spiega la crisi del capitale e 
la qualità della sua reazione (intesa sia nella sua 
specificità che nella sua violenza), ma anche le 
concrete possibilità di liberazione. 

In tale riconoscimento deH'autonomia dei soggetti 
sociali nuovamente emergenti, la teoria della 
composizione di classe differisce radicalmente 
dagli altri tentativi marxisti di comprendere lo svi- 
luppo contemporaneo dei rapporti di classe - 
tentativi quali quelli dei sociologi del lavoro e degli 
economisti della teoria della regolamentazione. 

In entrambi i casi è sufficientemente chiara la 
percezione di un cambiamento basilare, solo che 
il centro dell'attenzione è sulla manipolazione ca- 
pitalistica del cambiamento e sulla riorganizza- 
zione del suo comando. 

Nel primo caso ci si è preoccupati della crescente 
flessibilità e mobilità del lavoro all'interno del ca- 
pitale, mentre nel secondo caso si è sempre più 
affascinati dai regimi di accumulazione e dai modi 
di regolamentazione capitalistica. Entrambi pen- 
sano il cambiamento nei termini di un movimento 
dal "fordismo" al "post-fordismo", e già la scelta 
dei termini è rivelatrice della loro attenzione posta 
principalmente sul capitale. La differenza nella 
prospettiva della teoria marxista della composi- 
zione di classe appare, da un punto di vista com- 
pletamente opposto, basato sulle caratteristiche 
della classe operaia quale soggetto attivo nel 
cuore di queste differenti dinamiche sociali. (7) 


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Categorie marxiste, ia crisi dei capitaie e la costituzione di soggettività sodati oggi 


Si è ipotizzato che il carattere attuale della classe 
operaia, si sia rapidamente evoluto nella dire- 
zione di una crescente appropriazione collettiva 
delle (ovvero di controllo su) interazioni interper- 
sonali e scambi di informazione che noi pensiamo 
in termini di "comunicazione". In opposizione alla 
tradizionale divisione radicale tra e dentro lavoro 
mentale e lavoro manuale che ha caratterizzato il 
periodo della produzione di massa (dentro e fuori 
la fabbrica) e che ha limitato a una piccola mino- 
ranza di lavoratori specializzati ia partecipazione 
quotidiana a qualsiasi sistema collettivo di intera- 
zione comunicativa, le dinamiche della lotta di 
classe hanno forzato sempre più una ricomposi- 
zione del lavoro sia nello spazio che nel tempo. 
Da una parte l'automazione ha drasticamente ri- 
dotto il ruolo del lavoro manuale semplice - in 
maniera sempre più crescente nel settore dei 
'servizi' e nella manifattura. Allo stesso tempo, i 
bisogni di una coordinazione globale e di 
un'innovazione continua, hanno dilatato non solo 
il ruolo del lavoro 'mentale', ma altresì il suo ca- 
rattere collettivo, creando sempre più posti di la- 
voro che richiedono manipolazione dei flussi di 
informazione, capacità di decisione inteiligente e 
informata dentro la produzione, iniziativa indi- 
pendente, creatività e coordinamento di com- 
plesse reti di cooperazione (8). Le due forze di 
automazione e comunicazione hanno anche con- 
tribuito alia caduta della tradizionale distinzione 
tra mentale e manuale, specialmente, ma non 
esclusivamente, in settori della "società informa- 
zionale". Il punto essenziale è che, a livello so- 
ciale, questi sviluppi danno corpo aH'adattamento 
del comando capitalistico all'emergere di un 
soggetto collettivo sempre più indipendente - 
l'operaio sociale - la cui autorganizzazione di 
gioco e lavoro essenzialmente intellettuali conti- 
nuamente riesce ad aggirare la capacità del ca- 
pitale di limitarla e controllarla. 

L'analisi dei soggetto collettivo emergente ha ipo- 
tizzato che esso abbia rapidamente imposto la 
sua egemonia sulla composizione di classe intesa 
nel suo complesso, proprio allo stesso modo in 
cui l'operaio massa aveva dominato il precedente 
periodo "fordista" di sviluppo capitalistico. Vale a 
dire che non sono soltanto i nuovi attributi di 
questo soggetto collettivo (cooperazione intellet- 
tuale interconnessa, appropriazione di comuni- 
cazione sociale, costituenti di comunità differen- 
ziate da nuovi valori, rifiuto della politica e 
dell'organizzazione del lavoro tradizionali) che 
vengono progressivamente a caratterizzare la 
classe come un tutto, ma che il soggetto ha as- 


sunto sempre di più il ruolo politico di accendere 
e consolidare le lotte sociali. Questo fondarsi dei 
processi costituenti in processi di comunicazione 
collettiva è una caratteristica comune nello svi- 
luppo di un ampio assetto di "nuovi movimenti 
sociali" che sono stati considerati come le com- 
ponenti principali del confronto sociale in questo 
periodo. Vediamone alcuni esempi. 

Il "movimento studentesco" francese dell'autunno 
1986 ci ha fornito un caso concreto dell'apparire 
deir'operaio sociale", in cui "la realtà della nuova 
composizione di classe appare più chiara- 
mente"(10). Che questi studenti fossero impe- 
gnati in reti di cooperazione di "lavoro intellet- 
tuale" appare chiaro (11). Che il loro lavoro 
collettivo sia stato sempre più disciplinato dal 
mercato del lavoro che richiede una educazione 
"produttiva", e che tale attività intellettuale 
"produttiva" (nell'università e nell'area più larga 
del lavoro salariato) abbia cominciato ad essere 
sempre più centrale all'organizzazione della 
macchina lavorativa globale è quasi general- 
mente riconosciuto (12). Il livello in cui il capitale 
riesce a disciplinare e ad espropriare una tale at- 
tività, contro il livello in cui gli studenti (e spesso i 
loro professori) riescono a determinare autono- 
mamente la direzione del loro sviluppo, è stato 
non solo il nucleo centrale che ha provocato 
l'esplosione dell'autunno, ma è diventato il punto 
sempre più centrale deH'"educazlone", non solo in 
Francia, ma ovunque nel mondo, occidente e 
oriente, nord e sud. 

Uno studio successivo delle lotte studentesche in 
Italia ha dimostrato non solo il carattere simile del 
conflitto, ma che gli studenti si organizzavano 
come soggetto collettivo di lotta attraverso l'uso e 
la manipolazione di vari mezzi di comunicazione 
(13). Recenti studi dei piani del FMI per 
"ristrutturare" l'educazione in Africa, per esempio, 
dimostrano chiaramente come lo scopo fonda- 
mentale sia la repressione dell'autonomia univer- 
sitaria e la riduzione del settore educativo a pro- 
duzione di forza-lavoro. (14) 

Il notissimo movimento "per la democrazia" in 
Cina nel 1990 fu certamente diffuso anche ad 
opera di quelli che più chiaramente rispecchia- 
vano ciò che dall'analisi viene definito come 
operaio sociale: studenti e lavoratori della comu- 
nicazione, delle università, della radio e televi- 
sione cinesi. (Gli operai della fabbrica tradizionale 
seguirono e non guidarono il movimento). Non 
solo tali soggetti guidavano il movimento nelle 


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HARRY CLEAVER 


Strade, ma il loro strutturarsi come movimento e la 
circolazione delle loro lotte furono un risultato ot- 
tenuto proprio attraverso la mobilitazione di que- 
ste caratteristiche attribuite all'operaio sociale. Le 
forme tradizionali di organizzazione quali le as- 
semblee di massa e gli scioperi sono state com- 
plementari, in stretta collaborazione con i loro 
corrispettivi in altri paesi, mediante il magistrale 
utilizzo praticamente di ogni tipo di tecnologia 
comunicativa disponibile: telefono, fax, radio, te- 
levisione, e reti di computerò -non solo per mobi- 
litare un appoggio internazionale, ma per co- 
struire e far circolare le loro lotte aH'interno del 
paese. Lo stato si risolse alla violenza repressiva 
e sanguinosa solo dopo ripetuti fallimenti nel ta- 
gliare i gangli comunicativi del movimento (ad 
esempio il movimento riuscì ad aggirare la tattica 
statale di tagliare le linee telefoniche intercittadine 
coliegando le città via fax attraverso paesi terzi). 

Fuori dal mondo accademico (come in parte an- 
che dentro) le comunità di "lavoratori intellettuali", 
nel mondo della comunicazione, più ovviamente 
autocostituitesi sono quelle che lavorano nel 
mondo elettronico dei network di computer. 
Evidentemente costruite e operanti per facilitare 
lo sviluppo della tecnologia al servizio del capi- 
tale, tali reti di computers (ad es. InterNet e 
BITNET) non solo sono state effettivamente co- 
struite dalle collettività che le usano - e manten- 
gono l'impronta di questa autonomia nella loro 
organizzazione tecnica non centralizzata e fluida 
- ma costituiscono un terreno di conflitto costante 
tra i tentativi di riappropriazione capitalistica e la 
tenace lealtà di molti fruitori alla libertà di uso e di 
"movimento" attraverso lo cyberspazio che essi 
hanno creato e costantemente ricreano. 
L'evidenza più chiara di questa autonomia e del 
carattere di classe che è implicato in questo con- 
fronto, è il conflitto tra "hackers" - che costante- 
mente infrangono le barriere al libero movimento 
create dal capitale nei suoi tentativi di imbrigliare 
e controllare questi networks - e lo stato. Essi 
diventarono particolarmente visibili in USA, come 
risultato della recente ondata di iniziative di uno 
stato inetto mirate a distruggere la loro attività 
(15). Meno visibili, ma più importanti sono le mi- 
riadi di partecipanti delle reti informatiche che, 
operando da punti di ingresso personali o istitu- 
zionali (accademici, aziendali o di stato) utilizzano 
la tecnologia non solo per gli interessi del loro 
lavoro "ufficiale", ma per perseguire interessi 
propri 0 dei loro amici. Ciò che è stato sorpren- 
dente negli ultimi anni è il costituirsi di una proli- 
ferante rete di reti informatiche quasi totalmente 


destinate sia alla sovversione dell'ordine costi- 
tuito, sia alla costituzione di comunità autonome 
di persone pressapoco intellettuali, legate in ma- 
niera non gerarchica, rizomatica, solo dalla co- 
munità dei propri desideri. Sono esemplari in tal 
senso non solo i network indipendenti come 
PeaceNet, EcoNet o l'E.C.N. (European Couriter 
Network), ma anche reti radicali aH'interno di reti 
ufficiali, come Pen-L (Progressive Economist 
Network) e Activ-L (Activist Mailing List) dentro 
Listserv su BITNET. 

Bisogna sottolineare che questi network non sono 
costituiti semplicemente da "computers nerds", 
quelli che amano giocare col computer, ma da 
coloro che, dato il grande numero di partecipanti , 
lavorano nei diversi assetti istituzionali. Mentre 
alcuni network come il Progressive Economist 
Network possono essere costituiti principalmente 
da accademici, altri come PeaceNet o l'ECN 
coinvolgono persone in ogni genere di attività e di 
lotte. Il carattere sociale dell'operaio sociale non 
deriva principalmente dal modo in cui il capitale 
ha sussunto e integrato la sfera della riproduzione 
(scuola, comunità, famiglia ecc.) con la sfera della 
produzione, (fabbrica, ufficio ecc.)(16), ma prin- 
cipalmente da come la soggettività di classe si 
era ridefinita e ristrutturata in modo tale da ab- 
battere tali distinzioni. Le donne all'interno della 
casa e della comunità e gli stuidenti di entrambi i 
sessi aH'interno del sistema scolastico, hanno 
cominciato a capire come le loro attività in quei 
luoghi fossero subordinate all'accumulazione del 
capitale. Simultaneamente, hanno cercato di 
mantenere o costruire un'autonomia sovversiva in 
quelle attività che indeboliscono il loro ruolo nella 
creazione e nella riproduzione della forza lavoro e 
contribuiscono alla costituzione di un nuovo ge- 
nere si soggettività personale e sociale, (vedi ol- 
tre). Similmente i lavoratori salariati avevano su- 
bordinato gli strumenti della loro attività alla rea- 
lizzazione di obiettivi più ampiamente definiti e 
quindi trasformavano in qualche modo le attività 
nel posto di lavoro in attività liberata, spesso di- 
rettamente collegata ad altre sfere di vita. 

Ciò che è stato significativo riguardo la prolifera- 
zione del "personal" computer negli USA (che è 
più estesa che in qualunque altro luogo) è stato il 
modo in cui essa si è rapidamente evoluta a di- 
ventare via di comunicazione e mobilitazione che 
collega persone e movimenti altrimenti isolati. In 
stridente contrasto con la prima generazione di 
giochi elettronici che furono ampiamente inter- 
pretati come un contributo (allo stesso modo della 


ecn milano 


6 



Categorìe marxiste, la crisi del capitale e la costituzione di soggettività sociali oggi 


televisione) al collasso dell'essere sociale in un 
protoplasma appena reattivo incollato allo 
schermo, le reti moderne che diffondono e pro- 
pagano comunicazione stanno fornendo in ma- 
niera vistosa il nerbo di una crescita dell'essere 
sociale collettivo. 

Rispetto agli esempi fino ad ora citati e all' analisi 
finora condotta su di essi, a me sembra che 
siamo di fronte a uno sviluppo nuovo e stimolante 
della teoria marxista che coglie alcuni dei più re- 
centi ed importanti aspetti del conflitto sociale 
contemporaneo. L'apertura di un progetto teorico 
e politico verso un tipo di analisi di classe a tutti i 
livelli (dalle configurzioni universali, ai movimenti 
autonomi, fino alia psiche individuale) capace di 
misurare non solo le determinazioni intercon- 
nesse dei vari generi di dominio, ma la diversità 
positiva dell'autovalorizzazione collettiva, fornisce 
uno schema affascinante per pensare 
l'emancipazione dalla repressione e i processi di 
liberazione. 

Allo stesso tempo sono colpito anche da certe 
ambiguità nella formulazione della teoria ed dalle 
incompletezze evidenti delle analisi e dal bisogno 
di esplorare non solo i limiti della loro applicabilità, 
ma il contenuto di quegli specifici movimenti che 
vengono compresi a un livello molto generale, ma 
la cui analisi manca di profondità. Innanzi tutto, 
per come intendiamo i nuovi aspetti della costitu- 
zione r'operaio sociale", c'è ancora bisogno di un 
certo chiarimento teorico. Inoltre molto lavoro ri- 
mane da fare circa la genesi dì questi aspetti, il 
grado della loro pervasività e il loro collegamento 
con altri generi di rapporti e movimenti sociali 
nella società contemporanea. 


I Grundrisse e le ambiguità' relative al 
ruolo del lavoro 


Dal punto di vista teorico, I' analisi di tali sviluppi 
in termini di composizione di classe, è stata fon- 
data sulla rilettura dei Grundrisse che individuano 
nei commenti di Marx sulla dislocazione del direct 
labor , attraverso il capitale fisso e il generai in- 
tellect dell'Individuo sociale, i punti fondamentali 
di riferimento per la teoria deil'operaio sociale(17). 
Nelle formulazioni più recenti dell'ultima teorizza- 
zione la questione delia soggettività (intellettuale, 
collettiva, autovalorizzantesi) appare posta inte- 
ramente nei termini di capacità di lavoro o 
produttiva. 


Mentre una critica del concetto marxista di lavoro, 
che sottolìnea che "è sempre più difficile distin- 
guere tempo di lavoro da tempo di riproduzione e 
da tempo libero", discende in maniera abba- 
stanza diretta dall'evoluzione della fabbrica so- 
ciale e dal tentativo capitalista di subordinazione 
di tutta la vita al lavoro, revocare un tempo di vita 
indifferenziato in cui "è quasi impossibile separare 
il tempo produttivo dal tempo di piacere" (le 
temps de juissence) assomiglia come un 'eco 
all'inclinazione veterosocialista di eguagliare 
l'attività umana significativa con il lavoro (18). 
Inoltre, l'affermazione diretta che "il lavoro è alla 
base dì ogni costituzione della società" e la defi- 
nizione generale di "forze intellettuali e scientifi- 
che" come "forza-lavoro" o anche l'equazione del 
"processo di produzione della soggettività" col 
"processo di produzione tout court" sembra fon- 
dare il concetto di "potere costituente" diretta- 
mente e inseparabilmente sul lavoro (19). Il pa- 
radigma in base al quale discutere 
l'autovaiorizzazione autonoma è la "produzione" 
di un essere nuovo, di nuovi valori. Il lavoro ri- 
mane, abbastanza esplicitamente, la "fondazione 
ontologica della soggettività" e la definizione di 
Foucault di potere costituente come azione di 
soggetti liberi e indipendenti l'uno dall'altro, di- 
viene un aspetto di soggettivizzazione basato su 
nuovi processi dì lavoro intellettuale e cooperativo 
(20). "Il lavoro può essere liberato", scrivono 
Guattari e Negri, "perchè esso è essenzialmente 
il solo modo umano di esistenza che sia simul- 
taneamente collettivo, razionale e interdipen- 
dente. Esso genera solidarietà" (21). Ed essi in- 
dividuano il tempo di lavoro come componente 
essenziale del tempo di vita (22). In tali passaggi, 
l'essenza dell'operaio sociale autonomo che sì 
autocostituisce, è ancora, come implica il termine 
stesso, fondamentalmente quella di un "operaio" 
e il cuore dell'analisi è la trasformazione del 
significato di lavoro che non sembra rompere con 
la tendenza capitalistica verso una conquista 
imperiale di ogni attività di vita. 

Ciò che si perde in questi passaggi è qualsiasi 
concetto dì una trasformazione del lavoro nella 
direzione della fine della sua subordinazione alle 
altre attività della vita umana. Questo è un dato 
curioso le cui precedenti formulazioni si basano 
sulla argomentazione stessa di Marx di una ten- 
denza del lavoro a divenire una attività tra le altre. 
Tali precedenti formulazioni videro nel diffuso ri- 
fiuto del lavoro durante il ciclo delle lotte dei tardi 
anni Sessanta l'incarnarsi della contraddizione 
sottolineata da Marx nei Grundrisse tra il decre- 


7 ecn milano 



HARRY CLEAVER 


scente bisogno di lavoro diretto nella produzione 
di valori d'uso (e quindi la spettacolare crescita 
potenziale di tempo libero per tutti) e il bisogno 
del capitale di imporre lavoro per ottenere valore 
e plus valore. Il rifiuto del lavoro fu visto come 
una componente integrale del mutamento della 
soggettività proletaria, ma anche come una 
chiave per ripensare il significato di comuniSmo. E 
quindi l'autovalorizzazione proletaria fu posta 
come un fatto che si verificava nei tempi e negli 
spazi liberati daN'imposizione del lavoro capitali- 
stico e la "transizione" al comuniSmo fu misurata 
dal successo dei rifiuto di quel lavoro. Inoltre, il 
comuniSmo stesso fu ridefinito (in opposizione al 
concetto tradizionale) sia come processo di au- 
tovalorizazione, sia come "una società che si è 
liberata dalla necessità del lavoro" (23). Altri testi 
ancora hanno analizzato questi punti in modo da 
non ridurre anche la libera attività umana a la- 
voro, ad esempio "la maturazione della società 
umana.. .diventa, secondo Marx, un potere 
dell'individuo collettivo, la liberazione della singo- 
larità e la scoperta della gioia di una libera attività 
comune". Attività che presumibilmente include più 
del solo lavoro (24). 

Come dobbiamo interpretare le differenze fra 
queste due formulazioni? 

Le prime idee devono essere considerate gene- 
rali e imprecise, il risultato di un flirt con le medi- 
tazioni filosofiche, e opposte alle formulazioni 
successive che risulterebbero da un'ulteriore 
eleborazione teorica, sarebbero costruite più ac- 
curatamente divenendo l'espressione di una 
concezione più chiara della continuità e della 
centralità del lavoro nella società, anche nella 
società post-capitalistica? O, al contrario, sono le 
formulazioni successive che enfatizzano il lavoro 
in maniera meno precisa a seguito della momen- 
tanea assenza di una esplicita discussione su 
come la liberazione della soggettività possa 
cambiare il rapporto fra il lavoro e le altre attività? 
Qualsiasi sia la risposta, a me sembra che le 
prime formulazioni - che riconoscevano esplici- 
tamente come la teoria di Marx sulla crisi del la- 
voro e del valore prevedesse non solo 
l'emancipazione della società dal capitale, ma 
anche l'emancipazione dal lavoro non necessario 
- indirizzino la nostra attenzione verso la neces- 
sità di un'ulteriore analisi delle trasformazioni del 
ruolo sociale del lavoro (25). 

Il punto di partenza di tale analisi giace meno nel 
rifiuto del lavoro, di per sè, che nel rapporto tra il 
lavoro e II crescente tempo "disponibile" che Marx 


pone nei Grundrisse come nuova fonte di valore e 
“misura del benessere" nella società post-capita- 
listica (26). Da una parte il concetto di tempo 
"disponibile" o di tempo "libero" in quanto appli- 
cato alla società post capitalistica - o al soggetto 
costituente che se ne appropria e lo trasforma nel 
presente - è chiaramente un concetto aperto, che 
- per rimanere coerenti con la sua avversione per 
la speculazione utopica - non è riempito di previ- 
sioni particolareggiate. Dall'altra parte, Marx 
chiaramente associa tale "tempo disponibile" col 
"libero sviluppo delle individualità... artistica, 
scientifica ecc., sviluppo degli individui nel tempo 
liberato, e coi mezzi creati per tutti" (27). 

Qualche volta egli ipotizza un feed-back positivo 
che va da tale generale e diverso sviluppo al la- 
voro stesso, cosicché quest'ultimo ne risulterebbe 
arricchito e prenderebbe un nuovo significato 
(28). A tale proposito il suo breve accenno al " 
libero sviluppo dell'individualità" Include attività 
lavorative come la scienza e l'arte. 

Questi passaggi dai Grundrisse che giustappon- 
gono " tempo libero" o "tempo disponibile" al la- 
voro, ricordano il famoso passaggio dei Capitale 
per cui il "regno della libertà" comincia solo dove il 
lavoro necessario finisce (29). 

D'altronde, la sfera della libertà ( o tempo dispo- 
nibile) può non solo includere il lavoro intrapreso 
liberamente, ma non c'è niente in Marx che sug- 
gerisca perchè il lavoro neH'ambito della neces- 
sità non possa essere anche appagante, per 
esempio una parte integrale dell'autocostituzione 
autonoma. 

L'incessante "lotta con la natura" che Marx pre- 
vede anche sotto il comuniSmo, non deve essere 
interpretata negativamente come una limitazione 
allo sviluppo umano, specialmente quando la 
descrizione stessa di Marx su come ciò possa 
accadere evoca "condizioni più degne ed appro- 
priate alla sua natura umana". Proprio come la 
lotta fra gli umani può contribuire al loro mutuo 
sviluppo (in relazione al contesto), allo stesso 
modo tale interazione con la natura può essere 
organizzata aH'interno della costituzione umana. 
Inoltre, cl sono altri passaggi nei Grundisse e in 
altri testi di Marx, specialmente nei Manoscritti del 
1 844, che mostrano un apprezzamento per come 
il lavoro (necessario o no) possa essere (anche 
quando esso non si svolge sotto il capitalismo) 
una fonte di gratificazione umana, sia individuale 
che collettiva. Le riflessioni di Marx sul contenuto 
dell'alienazione del lavoro sotto il capitalismo for- 
nivano, in parte in maniera implicita, un abbozzo 
di cosa potrebbe essere il lavoro "non alienato": il 


ecn rtìHano 


8 



Categorìe marxiste, ia crisi dei capitale e ia costituzione di soggettività sociali oggi 


lavoro come un'oggettivazione vivificante dei de- 
sideri e della personalità dei lavoratori (30), il la- 
voro collettivo che costruisce relazioni sociali po- 
sitive fra gli individui, la condivisione dei risultati 
del lavoro come costitutiva di vincoli sociali, la- 
voro come un legame fra l'individuo e gli altri es- 
seri della sua specie. Nella sua analisi successiva 
delio sviluppo del lavoro e della soggettività della 
classe operaia, Marx non è mai tornato a una tale 
dettagliata discussione su come quello sviluppo 
possa trasformare il carattere del lavoro liberato. 
D'altro canto, come Negri ha mostrato, i 
Grundrisse contengono uno schema completo del 
concetto (in gran parte astratto) di come tale svi- 
luppo diventi un crescente processo autonomo di 
"autovalorizzazione". Ciò che manca nella tratta- 
zione di Marx è una chiarezza su che cosa esat- 
tamente differenzi il lavoro dagli altri tipi di attività 
umana. Se noi rifiutiamo il punto di vista tradi- 
zionale ortodosso che solo il lavoro costituisca 
attività umana significativa, e rifiutiamo altresì 
un'interpretazione dei passaggi ripresi in prece- 
denza dalla letteratura suH'autovalorizzazione e 
costituzione della classe lavoratrice come la 
combinazione di tutte le attività nel lavoro stesso, 
allora tale chiarezza è assolutamente necessaria. 
Focalizzandoci, come egli fece, sui rapporti capi- 
talistici di ciasse, vediamo che gran parte degli 
scritti di Marx riguardano l'evolversi della natura 
del lavoro. I suoi commenti su altri tipi di attività 
sono eccessivamente brevi, perchè, in gran parte, 
egli presta attenzione ad essi solo in relazione a 
come il capitale li sussume e li trasforma in la- 
voro. D'altra parte nella sua definizione del lavoro, 
egli ci paria dei non-lavoro solo in quei pochi 
momenti in cui affronta l'argomento direttamente. 

Ad iniziare dai Manoscritti del 1844, attraverso i 
Grundrisse, fino ai Capitale, la sua principale 
preoccupazione riguarda il lavoro industriale, che 
appariva essere, alla metà del 19mo secolo, la 
forma di lavoro progressivamente egemone sotto 
il capitalismo. (Il che spiega, fra altre meno nobili 
cause, il suo disinteresse per il lavoro non sala- 
riato.) Egli definì tale lavoro, o lavoro vitale, nei 
termini della trasformazione attiva e collettiva, at- 
tuata dall'uomo (per mezzo di strumenti) della 
natura passiva (in prodotti intermedi o finiti). Il non 
lavoro includerebbe implicitamente tutte quelle 
attività che non coinvolgono tali trasformazioni, 
per esempio, quelle soggettive d'interazione 
umane (flussi di desiderio mutualmente ricono- 
sciuti) e quelle interazioni degli uomini con (il re- 
sto della) la natura che non implicano il fatto di 
trattarla come oggetto passivo da essere sem- 


plicemente manipolato. Quindi tali attività pos- 
sono includere tutti i tipi di conversazione che 
veicolano le varie emozioni, il gioco individuale o 
collettivo, l'amore, la condivisione della gioia e del 
dolore, la danza e i tipi di attività che si svolgono 
nella quiete della natura e che gli ambientalisti 
amano chiamare "camminare con leggerezza 
sulla terra", per esempio escursionismo o cam- 
peggio col minimo impatto suH'ìntegrità naturale, 
arrampicate in roccia, mediazione e interazioni 
con "soggettività" non umane e così vìa. Sebbene 
ognuna e tutte queste attività possano essere, e 
in gran parte lo sono state, riciclate in attività la- 
vorative, mutando i soggetti in oggetti e trasfor- 
mandoli (ad esempio in forza-lavoro), noi pos- 
siamo nonostate tutto riconoscere quanto impor- 
tanti tali attività di non-lavoro siano state e con- 
tinueranno ad essere per qualsiasi processo col- 
lettivo percorribile di autovalorizzazione e costitu- 
zione. 


Concezioni e Politica di Autonomia 


Riconoscendo la trasformazione tendenziale ca- 
pitalìstica di tutta la vita in lavoro, i teorici marxisti 
dell'autovalorizzazione e della costituzione, come 
abbiamo visto, hanno caratterizzato lo svilupo 
parallelo deH'"operaio sociale" nei termini di una 
dislocazione dal "lavoro diretto" alla 
"comunicazione". Tale concetto enfatizza il ca- 
rattere intellettuale diffuso del lavoro all'interno 
del capitale, ma anche il carattere dei soggetti 
progressivamente autonomi che stanno riappro- 
priandosene e trasformandolo. Alla luce delle 
vecchie discussioni suile attività di lavoro e di non 
lavoro, 1) bisogna esaminare come la 
"rìappropriazione" della "comunicazione" possa 
trasformarlo e, 2) se non si equipara il concetto di 
lavoro, comunque inteso, con l'intero carattere dei 
soggetti sociali emergenti, bisogna esaminare le 
interazioni tra questo genere di attività riappro- 
priata e tutti le altre, specialmente quelli che sono 
valorizzati da questi stessi soggetti. 

La ricerca dei sociologi marxisti ha largamente 
analizzato l'evoluzione del lavoro -dal lavoro 
qualificato, alla produzione di massa dequalifi- 
cata, alla comunicazione coilettiva- ma ha pen- 
sato poco a come le nuove soggettività vanno 
ridefinendo oggi il loro significato. Cosa significa 
ridefinire il senso? O meglio: cosa significa pro- 
durre una pluralità di nuovi sensi e valori, basati 
su diversi tipi di "libero sviluppo"? 


g ecn miiano 



HARRY CLEAVER 


Uno degli aspetti più importanti della teoria 
marxista dell'autovalorizzazione è il fatto che essa 
ha evidenziato la diversità del processo, la mol- 
teplicità del costituirsi di soggettività e 
l'accettazione dell'emergere di soggettività auto- 
nome (in opposizione al concetto marxista tradi- 
zionale di un soggetto proletario unificato). Ma 
tale accettazione della molteplicità delle autono- 
mie, non solo dal capitale, ma di soggettività au- 
tonome runa dall'altra, , implica che ci dobbiamo 
aspettare anche una molteplicità di nuovi signifi- 
cati che devono essere associati con le attività 
del "lavoro" liberato (così come con le attività di 
non lavoro). Per esempio, contro il concetto 
marxista di lavoro, così appropriato al mondo del 
capitale, dobbiamo aspettarci un rifiuto diffuso 
dell'idea di "lavoro" come astrazione significante 
in un mondo in cui le diverse attività umane 
stanno per essere liberate dalla produzione di 
merci e dal comando capitalistico. Questa possi- 
bilità apre ciò che Polanyi potrebbe chiamare ri- 
concettualizzazione del "lavoro" secondo modelli 
alternativi di valori e di essere nel sociale. Non sto 
parlando di un impossibile ritorno reazionario di 
pratiche e valori storicamente defunti, ma 
dell'invenzione di nuove pratiche e nuovi valori 
(31), Il punto non è la speculazione utopica, ma il 
bisogno di esplorare tali cambiamenti dentro la 
concreta diversità della costituzione che noi 
stiamo vivendo. 

Questo bisogno non è puramente intellettuale, ma 
immanentemente politico. La teoria 
dell'autonomia molecolare Implica una politica di 
alleanza, come Guattari e Negri hanno sostenuto: 
"il compito di organizzare nuove forme proletarie 
deve riguardare una pluralità di rapporti all’interno 
di una molteplicità di singolarità -una pluralità che 
evolve verso. ..un multicentrismo funzionale" (32). 
Dovunque "macchine di lotta" possano essere 
costruite sulla base di tale pluralità, essi affer- 
mano, devono comportare "il movimento total- 
mente libero di ciascuna delle loro componenti, e 
in assoluto rispetto dei tempi loro propri -tempo 
per comprendere o rifiutare di comprendere, 
tempo per essere unificati o autonomi, tempo di 
identificazione o delle più esacerbate differenze." 
(33) Come essi riconoscono, una tal politica non 
può dipendere da nessun genere di unificazione 
ideologica -incluso il consenso sul significato o 
l'importanza delle categorie teoretiche. (34) 
Appare ovvio che calcolare i termini e le dinami- 
che di tali alleanze richieda un confronto diretto 
con la diversità delle idee e dei valori che prolife- 
rano entro le loro parti costituenti. Dovrebbe es- 


sere chiaro che le idee che richiedono l'attenzione 
più pressante sono quelle centrali nelle prospet- 
tive del mondo concettuale dei vari movimenti 
autonomi con cui si vorrebbe stabilire legami e 
costruire alleanze politiche. Così c'è un doppio 
programma: da una parte, portare avanti la pro- 
pria autoanalisi, dall'altra esplorare criticamente le 
attività, i valori e le idee dell'ambiente circostante. 

Per esempio, rispetto al concetto di "lavoro" tanto 
centrale nella teoria marxista, possiamo e dob- 
biamo rinnovare la ricerca di approcci alternativi - 
come quelli delle teoriche femministe che hanno 
ridefinito il proprio pensiero a partire dalla specifi- 
cità delle loro stesse prospettive- al fine di ren- 
dere possibile finalmente la crescita di un terreno 
politico di alleanza e cooperazione. Faremmo 
bene a ricordare che è stato grazie alla forza del 
movimento delle donne -che si sono confrontate 
con le tradizionali categorie marxiste di lavoro 
"produttivo" (salariato industriale) e "improduttivo" 
(non salariato) e con tutta la politica sessista da 
tali categorie resa razionale- che abbiamoab- 
biamo avuto l'opportunità di fare esperienza con 
questo genere di sforzi politici. Questo confronto 
teorico e di lotta è stato una tappa importante nel 
ripensamento che porta la teoria della composi- 
zione di classe a un apprezzamento teorico della 
centralità del lavoro delle donne e a 
un'accettazione politica della loro autonomia. E' 
questo il tipo di confronto utile che deve essere 
avviato in ogni direzione in maniera seria e acce- 
lerata. 


Teorie Del Lavoro, Marxista e 
Femminista 


Come contributo ed esempio di tali sforzi, deline- 
ati nella precedente discussione della teoria 
marxista del lavoro, voglio brevemente commen- 
tare la critica femminista di tale teoria fatta da 
Maria Mies, ed anche il suo tentativo di disegnare 
una teoria del lavoro alternativa femminista nei 
suo libro Patriarchy and Accumulation on a WorI 
Scale (35). Il lavoro della Mies ha avuto influenza 
nel movimento femminista in Europa occidentale, 
nel Terzo Mondo e nell'edificare legami tra i mo- 
vimenti autonomi di entrambi, il confronto cin gli 
argomenti della Mies può essere fatto in maniera 
semplice e chiara per due ragioni. Primo, essa 
coglie l'importanza dipensare intorno a iniziative e 
politiche femministe in relazione al capitalismo nel 
suo complesso e sulla base dell'autonomia delle 


ecn milano 


IO 



Categorie marxiste, ia crisi dei capitale e la costituzione di soggettività sociali oggi 


alcune Note 

- NOTA 7: Questa tendenza della teoria della 
regolamentazione (istituzionalist? normativa?) ad 
adottare la prospettiva del controllo capitalistico 
piuttosto che la prospettiva della soggettività di 
classe viene enfatizzata da Yann MOULIER, "Les 
Théories Américanes de la sógmentation du 
marché du travail" et italiennes de la "composition 
de classe" à travers le prisme des lectures fran- 
caises", BABYLONE, N.O, inverno 81-82, Capital 
& Class 33, inverno 1987; J. HOLLOWAY, The 
Great Bear, post-fordisme and class struggle, in 
Capital & Classe 36, inverno 1988, e COCCO e 
VERCELLONE, Les paradigmes Sociaux du 
Post-Fordisme, Futur Antérieur N.4, inverno 

1990 Vedi al discussione 

suH"'operaismo" in A.LIPIEZ, Crisi e inflazione. 
Perchè?, Parigi, Maspéro, 1979.- 

NOTA 8; Vedi B.CORIAT, L'atelier et le robot, 
Paris, Christia Bourgeois, 1990; M.LAZZARATO, 
Les caprices du flux, les mutations téchnologi- 
ques du point de vue de ceux qui les vivent, in 
Futur Antérieur, N.4, inverno 1990; 

NOTA 15; Altri interventi statali hanno preso 
forma di intervento giuridico e poliziesco in difesa 
dei "diritti di proprietà intellettuale" - ad esempio il 
controllo sulla riproduzione di softwrare - contro la 
pervasiva "pirateria" e la libera diffusione dei 
programmi. Il carattere comunista di tale libera ri- 
distribuzione di innovazione è evidente e ha 
preso forma legale nella proliferazione di 
"shareware" e di "freeware" ampiamente disponi- 
bili per essere utilizzati dai networs di computer. 



vane lotte contro di esso. Secondo, essa arriva a 
tali posizioni in parte attraverso lo studio di testi 
marxisti 


11 


ecn mllano 




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